Come e con cosa sostituire lo zucchero? prodotti e consigli

Come e con cosa sostituire lo zucchero? prodotti e consigli

L’avvicendamento dello zucchero, conosciuto col denominativo di saccarosio, tende ad essere dovuto non soltanto al piacere di testare in cucina, ma anche alla compresenza di caratteristiche patologie, quali il diabete, l’obesità e le carie, la cui cura consiste in un’ispezione degli zuccheri deglutiti.

Come e con cosa sostituire lo zucchero: prodotti e consigli

Il saccarosio, difatti, tende ad essere suddiviso in due zuccheri esemplificati, ossia il fruttosio e il glucosio. Quest’ultimo ha la capacità di:

  • innalzare velocemente la glicemia, ossia la quantità all’interno del sangue, dunque risulta essere una problematica nei soggetti affetti da diabete oppure in pericolo, che non hanno la capacità di tenerla sotto ispezione
  • cambiato in grassi di accatastamento nel caso in cui i quantitativi siano alti, sotto istigazione insulinica, dunque causa aumento del peso
  • tende ad essere fermentato dai batteri della placca dentale, con lo sviluppo di composti acidognoli che mangiano lo smalto, causando il subentro di carie.

Solitamente, dunque risulta opportuno avvicendare lo zucchero, sebbene, al fine di decidere quello maggiormente idoneo alle proprie necessità, bisogna essere a conoscenza delle peculiarità dei differenti prodotti di sostituzione.

Prodotti alternativi per coloro che amano cambiare

  • succo e purea di frutta, risultano essere degli zuccheri idonei per gli infanti. Risultano esemplificati e rapidi da realizzare, sebbene, quelli prodotti in casa non hanno lungo tempo
  • miele, maggiormente zuccherato e con un ridotto apporto chilo calorico dello zucchero, permette di addolcire dolciumi e bibite, sebbene l’utilizzo ha bisogno di accortezza. Il miele, difatti, risulta essere cariogeno e sconsigliato durante i primi mesi del bambino
  • sciroppo, generalmente maggiormente zuccherato e con un ridotto apporto di chilo calorie rispetto allo zucchero. Tende ad aggregarsi benevolmente con ulteriori ingredienti donando gusti e profumi alquanto dolciastri. Ciò nonostante gli stessi presentano delle incongruenze

Prodotti di sostituzione per coloro che hanno problematicità salutari

  • fruttosio, maggiormente dolciastro del saccarosio, in dosaggi raccomandati, non causa l’accrescimento dela glicemia e del peso. Risulta essere cariogeno e sconsigliato negli infanti di età inferiore ai 2 anni
  • glicosidi steviolici, maggiormente dolciastri rispetto allo zucchero e sprovvisti di chilocarie, risultano essere alquanto certi e non comportano il subentro di carie. Ciò nonostante, presentano retrogusto alla liquirizia spesso non apprezzato e non risultano consigliati in fase di gestazione e nutrimento del neonato
  • saccarina, maggiormente dolciastro dello zucchero, sprovvisto di chilo calorie, non causa carie sebbene presenti aroma metallica da migliorare accostandola ad ulteriori edulcoranti. Non risulta essere raccomandata in fase di gestazione e nutrimento del neonato

Succo e purea di frutta

Risultano essere prodotti estasianti che risulta possibile ideare in caso di bisogno, cui azione dolcificante risulta coesa agli zuccheri rintracciabili al suo interno, soprattutto il frutto e il glucosio.

La compresenza di codesti zuccheri ne conferisce dolcezza rispetto al saccarosio puro, cui si conferisce azione dolcificante omogenea, seppur ugualmente calorica, dunque gli stessi devono essere apportati in bassi dosaggi.

Generalmente, succo e purea risultano estraibili dalla frutta maggiormente zuccherata, ossia:

  • uva
  • mele
  • pere
  • banane

Succhi di frutta fai da te

Al di la della consumazione senza modificazioni, i succhi di frutta tendono ad essere utilizzati nella produzione di dolciumi, con dosaggi che risultano differenti in base alla ricetta. Contrariamente a quelli comperati, non hanno zuccheri aggiunti, dunque si presentano idonei ulteriormente per le persone di età inferiore.

Succo di mela, pera o ambo le due

Al fine di realizzarli, si ha bisogno di:

  • 2 mele
  • 200 g di acqua
  • 20 g di succo di limone

Dunque, porre la frutta all’interno di una casseruola assieme all’acqua e al succo di limone. Far bollire e sottoporre a cottura, per all’incirca 1 ora e 30 minuti, a fiamma abbassata. Dunque tritare il frutto e porre il succo ricavato all’interno di contenitori di vetro.

Succo d’uva

  • 1 Kg di uva nera
  • succo di limone
  • acqua q/b

Pulire gli acini e porli all’interno di una casseruola. Dunque porre un telo con acqua a metà, agglomerare succo di limone e far cuocere a fiamma bassa, miscelando durante i primari minuti adoperando un cucchiaio in legno. Nell’attimo in cui gli acini si romperanno, e dunque dopo 30 minuti, triturarli e porre il succo all’interno di barattoli di vetro.

Purea di frutta fai da te

La purea di frutta, e dunque polpa tagliata e non spremuta, risulta eccellente al fine di realizzare confetture ovviando l’agglomerazione di zuccheri aggiuntivi.

Confettura di mele e cannella

  • 500 g di mele
  • succo di ½ limone
  • ½ bicchiere di acqua
  • 1 cucchiaio piccolo di cannella in polvere

Sciacquare le mele, rimuovere la buccia e dunque i torsoli. Successivamente ad averle sminuzzate a cubetti, porre all’interno di una casseruola assieme all’acqua, succo di limone e cannella. Sottoporre a cozione per 40 minuti a fiamma abbassata, triturare e riporre la confettura all’interno dei barattoli di vetro.

Contrariamente alla mele è possibile utilizzare le pere e una mela. Per quanto concerne la sostituzione della cannella è possibile utilizzare lo zenzero, perfetto da accostare alle pere.

Miele

Risultante essere un dolcificante naturale, adoperato anticamente e tutt’oggi, è il miele. Realizzato dalle api, iniziando dal nettare oppure dalla melata, risulta essere un liquido viscido avente specialmente fruttosio e glucosio, a differenza del saccarosio, il quale non risulta abbondante.

Dati codesti zuccheri, l’azione dolcificante risulta lievemente maggiore a differenza del saccarosio, ragione pe ril quale è possibile utilizzare 80 g di miele a differenza di 100 g di zucchero all’interno dei dolci da forno, salvo vengano abbassati ulteriori liquidi del 15%, agglomerando un pezzo di bicarbonato e, alfine, riducendo la temperatura del forno di 25°C.

Seppur ci siano differenti tipi, il miele d’acacia e il millefiori risultano essere i più vantaggiosi al fine di realizzare dolciumi oppure accostarli. Ulteriori utilizzi lo vedono al fine di addolcire il latte, gli infusi e le tisane, dato il gusto piacevole. Contrariamente, il miele amaro, ricavato dal corbezzolo, risulta ottimale al fine di innalzare il sapore de caffè.

É bene tenere a mente che, al di là del risultare maggiormente zuccherato, il miele apporta una ridotta percentuale di chilo calorie rispetto allo zucchero. Difatti 100 g conferiscono 304 Kcal a differenza delle 400 Kcal del saccarosio.

Sciroppo

Risultanti essere liquidi viscidi e zuccherati ricavati dai processi di lavorazione della frutta, dei cereali e della linfa vegetale, sono gli sciroppi. Apportano una ridotta percentuale di chilo calorie rispetto allo zucchero, sebbene, spesso risultino essere maggiormente dolciastri.

Sciroppo d’uva

Conosciuto ulteriormente come saba oppure sapa, lo sciroppo d’uva oppure vincotto, risulta essere peculiare dell’Emilia Romagna, Marche e Sardegna. Codesto addolcente fatto in casa tende ad essere utilizzato al fine di accostare i gelati e ideare dolciumi quali il pan’e saba, sa paniscedda oppure is pabassinas, peculiari della tradizione sarda.

La realizzazione si avvia con l’utilizzo del mosto fresco di uva rossa oppure bianca, il quale tende ad essere posto all’interno di un paiolo di rame assieme alla buccia di ½ Kg di noci, così che non possa incollarsi nel corso della cozione. Ciò permette alla saba di essere perfetta per l’utilizzo e dunque sottoposta a conserva.

Risultando essere un prodotto tradizionale, non risulta probabile essere a conoscenza dell’apporto chilo calorico e dell’azione dolcificante, così come dei dosaggi.

Sciroppo d’acero

Lo sciroppo d’acero, proveniente dal Canada, tende ad essere ricavato dalla linfa dell’acero da zucchero, il quale presenta all’incirca il 4% di saccarosio.

La linfa tende ad essere portata ad ebollizione, così da tenere distante l’acqua e, nel corso dei procedimenti, dà vita alle sostanze causa della colorazione dorata, della profumazione e del gusto caramellato di codesto sciroppo, il quale conterrà il 66% di zuccheri.

Codesto prodotto non ha grossi apporti chilo calorici di zucchero e risulta essere maggiormente dolciastro. Dunque, è possibile utilizzarne 75 g anzichè 100 g di saccarosio per quanto concerne la realizzazione dei dolciumi da forno, salbo che vengano ridotti gli ulteriori liquidi, venga agglomerato un pò di bicarbonato e tenda ad essere ridotta la temperatura del forno di 25°C.

Lo sciroppo d’acero risulta essere un eccellente addizionante per farcire i pancakes, dolciastri peculiari del Nord America, così come farcire i waffles.

Sciroppo d’agave

Lo sciroppo d’agave risulta essere ricavato dalla linfa di Agave tequilana, arbusto Messicano dal quale tende ad essere estratta la medesima tequila. La linfa risulta abbondante di uno zucchero complesso, denominato inulina, il quale nel corso dei processi di ebollizione tende ad essere suddiviso nel composto maggiormente esemplificato, ossia il fruttosio. Data l’alta di scioltezza e il gusto comune, codesto prodotto risulta ottimale al fine di produrre dolciumi e tende ad essere adoperato nei medesimi dosaggi e con la medesima accortezza, dello sciroppo d’acero.

Dunque:

  • 75 g di sciroppo d’agave pari a 100 g di zucchero
  • abbassare ulteriori liquidi del 30%
  • un pò di bicarbonato
  • ridurre la temperatura del forno di 25°C

Lo stesso, in aggiunta, apporta ridotti tassi chilo calorici rispetto allo zucchero.

Sciroppo di malto

Codesta tipologia, causa della cottura del malto d’orzo, non risulta essere eccessivamente dolciastro a differenza dello zucchero.

La ragione per il quale risulta essere incluso riguarda la compresenza di maltosio, ossia lo zucchero composto da 2 quantità di glucosio, pari a metà dolcezza dello zucchero comunitario.

Lo sciroppo di malto, ciò nonostante, non risulta essere eccessivamente chilo calorico e tende ad essere ottimale da utilizzare al fine di realizzare dolci da forno in quanto dona gusto peculiare.

Per quanto concerne i dolcificanti adoperabili dai soggetti affetti da diabete, obesità e patologie dentali, vi sono:

Fruttosio

Seppur denominato lo zucchero della frutta, in verità il fruttosio tende ad essere ricavato soprattutto dallo sciroppo di mais e soltanto recentemente estrapolato in ridotti quantitativi dall’uva.

Data la dolcezza elevata, risulta probabile utilizzare 80 g di fruttosio anziché 100 g di saccarosio, quesito che conferisce proprietà benefiche per il diabete e l’eccedenza di peso.

Nel momento in cui il fruttosio tende ad essere somministrato in dosaggi accurati, difatti, l’anabolismo non risulta coeso all’insulina, dunque non comporta problematicità ai soggetti diabetici ed in pericolo, affetti da obesità.

La consumazione di fruttosio, ciò nonostante, non risulta consigliato se si è affetti da patologie dentali, in quanto lo stesso causa la realizzazione di acidi, dannosi per la struttura dentale, specie se affetto da placca.

Il fruttosio risulta diverso dallo zucchero regolare soprattutto per quanto riguarda l’utilizzo. Primaria diversificazione risulta coesa all’azione dolcificante la quale, seppur maggiore, risulta essere abbondantemente circoscritta alla temperatura.

Contrariamente, il fruttosio cristallino risulta essere totalmente dolciastro, difatti, quello sciolto nell’acqua risulta esserlo se abbonda il β-D-fruttopiranosio, cui quantità si abbassa all’accrescimento della temperatura.

Nel momento in cui le temperature risultano essere ambientali oppure basse, pertanto, il fruttosio conferisce dolcezza rispetto al saccarosio e, difatti, tende ad essere utilizzato con efficienza al fine di realizzare bibite e gelati.

Ciò nonostante, all’interno delle bibite roventi il fruttosio risulta manchevole di dolcezza, causa per il quale è bene prediligere ulteriori dolcificanti. Nell’attimo in cui lo si utilizza per i dolciumi, in aggiunta, è bene ritenere che mantiene alti quantitivi di acqua del saccarosio e non dona la medesima compattezza.

Glicosidi steviolici

Risulta essere un dolcificante naturale estrapolato dal fogliame di Stevia rebaudiana, e dunque una pianta proveniente dall’America Meridionale. Risulta ottimale per coloro che vogliono tenere sotto ispezione il peso e i livelli glicemici, così come la salute dentale, poiché non tendono ad essere sottoposti a fermentazione da parte dei batteri della placca.

Sul mercato è possibile rintracciare sostanze liquide, incapsulate oppure in polvere, i quali danno la possibilità di utilizzare 50 g di dolcificante anziché 100 g di zucchero.

Data la fermezza ad elevate temperature, i glicosidi steviolici addolciscono pur essendo a temperature roventi, dunque è possibile addizionarlo alle bibite, come: latte, caffè ed infusi, ed adoperarli al fine di realizzare dolciumi da forno e marmellate.

In qualsiasi situazione, ciò nonostante, risultano essenziali dei passaggi:

  • per quanto concerne i dolciumi da forno, risultano raccomandati soltanto per le crostate e dolci lievitati, in quanto non accrescono la consistenza similmente allo zucchero
  • all’interno delle marmellate richiedono utilizzo assieme agli addensati della frutta, ossia le pectine
  • in quanto sprigionano sapore di liquirizia, e si addicono soltanto con i dolci aventi lo stesso ingrediente o il cioccolato, la vaniglia e gli agrumi

L’utilizzo dei glicosidi della Stevia non risulta consigliato, ciò nonostante, in gestazione e nutrimento del neonato, poiché risultano manchevoli nozioni riguardo alla sicurezza per cause etiche.

Edulcoranti artificiali intensivi: saccarina

Risultano essere dolcificanti sintetici i quali non conferiscono chilo calorie poichè non assimilati oppure immessi in quantitativi ridotti da non condizionare sull’apporto calorico quotidiano.

Fra quelli maggiormente adoperati c’è la saccarina, maggiormente dolciastra rispetto allo zucchero, sprovvista di chilo calorie e non cariogena.

Sul mercato ci sono sostanze liquide, in capsule oppure in polvere, aventi saccarina ed eritritolo, e dunque dolcificante della frutta operante funzione di modificare il gusto metallico.

Risulta adoperabile sia a freddo che a caldo, data la termostabilità, sotto forma di edulcorante all’interno dei dolci e delle bibite.

Non risulta essere consigliata in fase di gestazione e nutrimento del neonato, in quanto arriva al feto e al lattante, e perché risulta manchevole di certezza per cause etiche.

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