Punto G: che cos’è, dove si trova e a cosa serve

Punto G: che cos'è, dove si trova e a cosa serve

Risultante essere una zona di alta ipersensibilità erogene, posta superficialmente alla parete anteriore del condotto vaginale, è il punto G. Codesta area risulta conosciuta per le caratteristiche orgasmiche.

Nel caso di istigazione diretta attraverso compressioni contigue, risulta avere la capacità di causa un godimento sessuale alquanto preponderante e contiguo.

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Che cos’è il Punto G?

Per determinati soggetti femminili, la libido avuta mediante l’istigazione del punto G risulta essere maggiormente piacevole a differenza del clitoride e pare essere causa di un avvallato rilassamento. Risultante pertanto essere noto ulteriormente come punto Grafenber, dallo specialista della ginecologia Ernst Grafenberg al quale per sbaglio risulta essere legata la conquista di codesto fenomeno, è il punto G.

Realmente, lo studio dello specialista risulta legato all’istigazione uretrale e, all’interno dell’articolo del 1950, lo specialista si chiede domande riguardo la posizione dell’uretra della donna per quanto concerne l’invenimento dell’orgasmo.

Ernst Grafenberg non dedusse una descrizione in merito al punto vaginale ipersensibile, altresì sottolineò la compresenza di un’area erogena sulla parete anteriore della vagina, verso il condotto dell’uretra, susseguentemente evidenziata quale spugna uretrale. Anticamente, all’interno della cultura orientale, pare fosse conosciuta la compresenza di un’area alquanto ipersensibile nell’organismo femminile che, al di là del clitoride, pare causasse la venuta del totale piacere sessuale.

Codesta zona era ritenuta punto del sole oppure punto del piacere. Nell’Occidente, durante la metà del XVII secolo, il primario specialista che espresse opinioni riguardo il punto G fu l’olandese Reigner de Graaf. Le corrispettive sembianze anatomiche affermavano la presenza di un’area di alta ipersensibilità erogena, verso la vagina.

Codesti articoli non sono ancora rinvenuti, sebbene tendono ad essere presi in considerazione da molteplici professionisti dell’antichità. La concezione del punto G risulta rientrare nel campo culturale del 1982 con la redazione da parte di Alice Kahn Ladas, Beverly Whipple e John D. Perry di “The G Spot and Other Recent Discoveries About Human Sexuality.

Nel campo medico-scientifico, il punto G resta un quesito di preponderante dibattito. Sebbene sia entrato a far parte di molteplici ricerche, il contrasto continua riguardo la precisazione, l’esistenza e il posizionamento di codesto complesso strutturale. Le differenti presupposizioni riguardo la presenza, affermano che il punto G risulta essere:

  • un’amplificazione del clitoride, e dunque del ridotto organo erettile posto frontalmente al vestibolo, nella zona di ricongiungimento delle ridotte labbra che ha la potenzialità di giungere, internamente al corpo della donna, ad un’allungamento pari ai 10 cm. Coloro che studiarono codesta presupposizione furono Masters e Johnson, sessuologi degli USA che scrissero la primaria ricerca sulla fisiologia sessuale dell’essere umano. Analizzando il ciclo di responso sessuale dei soggetti femminili a differenti istigazioni, Masters e Johnson affermarono che l’orgasmo clitorideo e vaginale aveva i medesimi livelli di responso fisico e idearono che il maggior numero delle persone aveva la capacità di giungere a soltanto l’orgasmo clitorideo, contrariamente ad un ulteriore percentuale, la quale aveva un orgasmo vaginale
  • una zona delle ghiandole di Skene, facente parte della spugna uretrale, ossia di un cuscinetto a spugna di tessuto posto nella zona avvallata della zona genitale della donna. Posizionato in opposizione all’osso iliaco e alla parete vaginale, codesto tessuto cinge l’uretra e alloggia le ghiandole di Skene, ritenute le ancestrali della prostata dell’uomo. Le similarità risultano legate alle strutture visibili al microscopio elettronico e alla struttura dei liquidi secreti dai dotti di Skene nel corso dell’eccitamento della donna e dalla ghiandola prostatica dell’uomo. Per tale causa, le ghiandole di Skene risultano conosciute ulteriormente con la terminologia di prostata femminile

Al fine di redigere ed individuare il punto G come zona ipersensibile della vagina, risultano adoperate due metodiche peculiari:

  • livelli di eccitamento nel corso dell’istigazione
  • ecografia al fine di evidenziare le diversificazioni fisiologiche fra i soggetti femminili e le modificazioni nelle zone del punto G nel corso del rapporto sessuale

Ulteriori, tuttavia, risultano essere le ricerche svolte dagli specialisti, i quali affermano della mancata esistenza del punto G. Inoltre, tende ad essere ovviata la compresenza di una zona della parete vaginale oppure di una zona maggiormente sensibile. Coloro che appoggiano il punto G risultano contestati poiché hanno conferito alta credenza agli esami aneddotici e alle metodiche d’investigazione contestabili. Ulteriori studiosi della ricerca affermano indebolita, contrariamente, la coesione fra le ghiandole di Skene e il punto G.

Durante il 2009, il Journal of Sexual Medicine ha studiato le probabilità di vantaggio e svantaggio contrastanti la presenza del punto G, terminando che risultano essere essenziali test al fine di attestare la compresenza di codesta struttura. Al di là della scetticità complessiva fra ginecologi, sessuologi e ulteriori ricercatori sulla presenza del punto G, un gruppo del King’s College del Regno Unito durante gli ultimi mesi hanno sottolineato che la presenza risulta essere personale. Dunque, sembra che il punto G ci sia soltanto in metà dei soggetti femminili.

Tuttavia, sessuologi e ricercatori tengono a mente che i soggetti femminili non devono ritenersi non funzionali specialmente se non mettono in pratica l’eccitamento e il godimento attraverso l’istigazione del punto G, contrassegnando che non distinguere codeste impressioni risulta essere regolare.

Di recente, risulta essere  congetturato che il livello di godimento analizzato da determinati soggetti femminili varia a seconda della grandezza del punto. Codesta area della donna, ritenuta complesso clitoro-uretro-vaginale, pare essere costituita da differenti tessuti, muscoli e ghiandole, nonché dall’utero. Sostanzialmente, la zona CUV favorirebbe in modo complessivo l’eccitamento e l’orgasmo conclusivo.

Dove si trova il Punto G

Nel caso in cui realmente fosse presente, il punto G si pone nell’area compresente fra la parete vaginale anteriore e l’uretra. Codesta zona risulta differente da soggetto a soggetto e ciò sta a sottolineare poiché solitamente risulti difficoltosa da evidenziare.

Precisamente, il punto G risulta posto sulla parete anteriore della vagina, nel terziario condotto esterno, ad un avvallamento compreso fra i 5 e gli 8 cm dall’entrata del condotto, inferiormente alla sinfisi pubica.

A cosa serve il Punto G

La funzionalità del punto G non risulta essere specificata. Per determinati soggetti femminili, istigare codesta zona comporta un eccitamento vaginale maggiormente preponderante di quanto si ha dalla compressione del singolare clitoride. Il climax risulta essere ricavato dall’istigazione registrata nonché autonoma a differenza di ulteriori aree dell’apparato genitale della donna.

Tentare di istigare la zona mediante l’entrata vaginale nel corso del coito, soprattutto nel posizionamento del missionario, risulta essere difficoltoso a seguito della caratteristica angolazione di entrata necessario. Per quanto concerne l’istigazione sessuale del punto G, è bene tenere a mente che il tasso di entrata vaginale risulta essere personale, e dunque varia a seconda dell’esperienza soggettiva, sebbene non sono molti i soggetti ipersensibili e che hanno godimento in codesta zona.

I risultati dell’istigazione risultano essere incrementati ponendo l’attenzione su ulteriori aree erogene della donna, quali il clitoride oppure la vulva. Al di là della presenza, delle differenti decodificazioni e del piacere di parlare specificatamente della sessualità della donna con una metodica nell’ambito della scienza, risulta opportuno affermare che:

  • il punto G non risulta essere un’area differente, anatomicamente parlando, dei genitali della donna, piuttosto fa parte di un gruppo di strutture alquanto ipersensibili, reattive ed evolutive, come pure in coesione fra loro nel corso del rapporto sessuale
  • identificare il punto G e istigarlo non sta a rappresentare pigiare un tasto particolare. La reattività di un’istigazione sessuale pare essere solitamente differente, poiché il conseguimento del godimento varia da ulteriori moventi
  • non sono molteplici i soggetti femminili che hanno compiacimento mediante l’istigazione del punto G e questo non sta a rappresentare che vi sono parti del corpo che non operano in modo corretto. Similmente ad ulteriori aree erogene, le affezioni risultano differenti da soggetto a soggetto. Effettivamente, gli orgasmi risultano vari, dunque non vi è una metodica corretta oppure errata di rinvenimento dell’orgasmo

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