Tipi di Parto: tutto quello che c’è da sapere sulle fasi e dolore

Tipi di Parto: tutto quello che c'è da sapere sulle fasi e dolore

Tanti sono i tipi di parto che una donna, dopo nove mesi di gestazione, può andare incontro al fine di conoscere il visino del bambino che ha portato in grembo.

Diversi sono i tipi di parto che oggi è possibile effettuare, ovviamente dopo averne parlato con il proprio ginecologo. Esistono il parto cesareo, epidurale o naturale. Eccone una breve descrizione di come si svolgono:

Parto cesareo: Si decide per il parto cesareo per varie ragioni: il bacino della mamma è troppo stretto; quando il piccolo è troppo grosso; nel momento in cui il bambino è in posizione podalica; in presenza di un ostacolo come una ciste ovarica; oppure se il parto è gemellare. E’ un intervento chirurgico che avviene in sala operatoria, dalla durata di circa un’ora/ un’ora e mezza,  e viene eseguito sotto anestesia epidurale oppure generale. Il chirurgo esegue un incisione sulla pelle prima e suoi muscoli addominali e utero dopo.

Parto con epidurale: Viene solitamente  valutato per avvertire  meno dolore durante il parto naturale. Si esegue un’anestesia locale fatta con antidolorifici sulla membrana che ricopre il sistema nervoso centrale, nella parte inferiore della colonna vertebrale.

Parto naturale: Si esegue quando il bambino si trova in posizione cefalica, ed è il più diffuso.

Le diverse fasi del parto

Le fasi del parto si possono dividere in tre momenti, in questo articolo vediamo cosa avviene nel corpo di una neomamma e come collabora il nascituro. Innanzitutto fra le prime avvisaglie non occorre avere fretta,anche perché dalla nascita del bimbo può passare anche qualche giorno. La fase dilatante, sta nella dilatazione del collo dell’utero; la fase espulsiva invece conduce all’espulsione del bebè; infine il secondamento, ovvero il distacco della placenta che viene considerato parte integrante del parto.

La prima fase (dilatante) è preceduta dal periodo prodromico. Si tratta di un momento preparatorio, in cui si iniziano a sentire le prime contrazioni, ma in questa prefase sono ancora molto irregolari per intensità e durata. Nella maggior parte dei casi, queste contrazioni iniziano di notte e al mattino tutto si tranquillizza. Ciò può comportare molta ansia nella neomamma che non sa come comportarsi, se recarsi in ospedale o meno. Queste contrazioni oscillanti, sono fondamentali poiché preparano il collo dell’utero, che pian piano si riaccorcia e si appiana sino a scomparire. Solamente dopo questo cambiamento, può cominciare la vera e propria dilatazione.

Durante il periodo prodromico, può verificarsi l’espulsione del tappo mucoso, cioè una sostanza gelatinosa situata all’interno della cervice che serve a isolare l’ambiente uterino dall’esterno, accompagnata a volte da piccole perdite di sangue, o dalla rottura delle membrane.

Periodo dilatante

È la fase in cui le contrazioni diventano molto più frequenti e intense, per consentire che avvenga la dilatazione del collo dell’utero. Si tratta di uno stadio doloroso, bensì dal punto di vista psicologico dà sensazione di pienezza e benessere, perché la donna diviene consapevole che la sua sofferenza sta finalmente concependo risultato.

Durata: deriva da vari fattori, quanto più il collo dell’utero si è accorciato nelle ore precedenti, tanto più sarà veloce la dilatazione. Influisce tanto sulla velocità della dilatazione,  il fatto di avere già avuto figli. In questa fase, è di rilevante importanza il sostenimento e l’aiuto psicologico che riceve la partoriente da parte del compagno e dagli operatori che l’attorniano.

Bambino: in questo periodo il bambino spinge con la testa sulla cervice e comincia a indirizzarsi poco a poco verso il canale del parto.

Periodo espulsivo

È il momento in cui la partoriente crede di essere giunta allo stremo delle forze e pensa di non farcela più. Qui la dilatazione è ormai completa, ovvero arrivata a 9-10 cm. Questo “periodo” è detto anche fase della separazione, in quanto la mamma si separa dal suo bambino dopo averlo tenuto in grembo per 9 mesi! E’ lo stadio più faticoso ma che va assaporato minuto per minuto, perché oltre a nascere il bebè, stanno nascendo anche i neogenitori.

Durata: dalla dilatazione completa alla nascita, passa solitamente un’oretta nelle primigravide; mentre se la donna ha già avuto figli, mediamente i tempi sono più brevi.

Bambino: tramite le spinte e le contrazioni, il bambino infila con la testa nel collo dell’utero. E’ in questo momento che compie la cosiddetta rotazione interna, necessaria per far coincidere i diametri della testa con i diametri del bacino della mamma. Appena eseguita la rotazione, la testa esegue momenti di deflessione. Questo è il punto in cui si vedono apparire i capelli a livello del piano perianale, e la mamma sta per partorire.

Il secondamento

Il secondamento, come già abbiamo accennato, è la parte integrante del parto, anche se il bambino è  nato. Costituisce la parte conclusiva, in cui l’utero ha un’altra piccola contrazione per espellerla. Solitamente la neomamma non se ne accorge dopo le intense contrazioni del parto.

Durata: in genere il secondamento avviene successivamente al parto, ma capita che possono trascorrere anche 15-20 minuti.

 

 

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